
Maria Di Pietro (Napoli, 1979) si laurea in Scenografia all’Accademia di Belle Arti di Napoli, con tesi in Fotografia. La sua passione per la fotografia la spinge ad un'assetata ricerca che spazia tra il teatro ed il fotogiornalismo, cui si dedica negli ultimi anni collaborando con l’agenzia del sud Italia “Controluce” che le offre la possibilità di immettersi nel circuito professionale del fotogiornalismo,pubblicando su riviste nazionali e internazionali (La Stampa, L’Unità, Corriere della Sera e La Repubblica. E internazionali, AFP).
Realizza varie mostre personali e collettive,partecipa a stages e workshop professionali, tra cui un seminario con il fotografo della Magnum Rene' Burri. Nel 2005 partecipa nella sezione teatro alla XII Biennale dei Giovani Artisti dell'Europa e del Mediterraneo a Napoli. Nel 2009 partecipa al Festival del Cinema dei Diritti Umani di Napoli/Buenos Aires vincendo nella categoria Eyes wide shut.
Attualmente fotografa free-lance si dedica alla sua personale ricerca di fotografia sociale, dagli esiti fortemente pittorici.
"Cara Giusi, sta terminando solo ora la mia giornata di oggi,molto lunga direi ma ricca di eventi. Al rientro ho messo in ordine le ultime foto e mi accorgo di come cresce la documentazione e come prende forma la Fabbrica stessa attraverso queste immagini. A tal proposito ho sentito l'esigenza di scriverti un po’… scriverti qualche pensiero, gli stessi che avevo nella mente mentre mi godevo questo momento di relax fuori il terrazzino di casa con l'aria finalmente fresca.
Pensavo alla Fabbrica,a noi...e tutto ciò che di bello sta accadendo dopo quest'incontro.
Perchè è la bellezza ad avermi rapito, la bellezza delle cose che spesso si nasconde in quest'arena fatta di cose grigie, senza colori e soprattutto senza speranza di riuscire.
Io non so se questa bellezza mi abbia accecata al tal punto da non farmi vedere altro, o semplicemente ha fatto si che si riscoprissero in me desideri che oramai, nonostante la mia giovane età, avevo già messo in un cassetto per la sfiducia verso questa città, che è così ricca di fascino ma così povera di persone che la difendono e con coraggio continuano a chiamarla per il nome che ha. La Fabbrica delle Arti e quindi tu, ha dato una nuova luce ai miei occhi per poter guardare la mia Napoli, pensare che un'idea può realizzarsi, che un'idea può divenire, che un'idea può incontrarne altre. Pensare che il passato artistico sia il tramite per un presente, e che questo presente possa vivere di se stesso per un futuro che non è lontano dai nostri luoghi che sono il fulcro di una creatività che è magma continuo.
Pensavo alla Fabbrica questa sera di ritorno a casa...ed ora che scrivo nel pensarla riesco solo a sentire una gioia, una speranza che se anche dovesse rimanere tale mi sta regalando un "durante" fatto di arte, tenuta in disparte troppo spesso anche in una fotografia, ma che almeno dalle mie mani in questo luogo dove le idee s'incontrano, potrà godere di se stessa ed essere arte anch'essa...
Insomma ecco, ci tenevo a dirti questo, quello che sentivo e quello che sto vivendo insieme a te e alla Fabbrica, agli incontri con gli artisti, tra uno scatto e l’altro… con tutto ciò che gira (come una chiocciola..) in questo spazio meraviglioso"
Maria Di Pietro - Ottobre 2009
"Mi piace molto guardare vecchie fotografie,mi piace farlo perché sono così diverse da quelle sviluppate in camera chiara. Le guardo perché mi affascina percepire quel tempo così lontano ma riconoscibile al primo sguardo, perché ha colori,sfumature e tonalità che appartengono solo a quel tempo.
Nell’esporre una mia mostra all’Archivio Parisio di Napoli,ho avuto la fortuna di poter ammirare quel vecchio archivio fotografico, le centinaia di scatole provocarono in me forte emozioni.Un susseguirsi di punctum.
Dagherrotipi e ambrotipi conservati orizzontalmente nelle loro custodie e a loro volta nella propria scatola. Questa conservazione,accurata,ordinata ha permesso a quelle immagini di resistere al tempo e d’insegnarmi senza parole la vera identità di una fotografia,il suo corpo,la sua forma,che,senza quella scatola,non avrebbe potuto raccontarmi il suo contenuto.
Quando Giusi mi chiese di pensare ad un’opera per la Fabbrica delle Artila prima cosa che mi balzò in mente fu una scatola,e non una qualunque,ma una scatola che contenesse fotografie,un racconto.
E così,ho pensato di mettere nuovamente le fotografie in una scatola per donare a un racconto di ventiquattro scatti, una poesia palpabile.Per avere la possibilità di sentire ancora quello stretto contatto tra ciò che è stato e ciò che sarà attraverso i nostri occhi.
Ed è nata la prima scatola,quella della fabbrica delle arti".
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